Le contraddizioni nella Pechino del nuovo millenio sono tante. Il nuovo convive con il vecchio ovunque, e sempre più spesso il primo vince sul secondo. I nuovi grattacieli, nei cantieri aperti giorno e notte, continuano a crescere a ritmo incessante

Ma il vecchio ed il nuovo a Pechino significano soprattutto grattacieli ed hútòng. I primi, simbolo della città moderna e tecnologica, si spingono sempre più verso l’alto, i secondi, le antiche vie di Pechino formate dalle vecchie case a corte, sono un labirintico intrecciarsi di vicoli, stradine, muri dai mattoni grigio, hanno subito uno sviluppo incontrollato, e sono stati il covo ideale in cui i ribelli all’ordine centrale potevano nascondersi. Per questo, con la rivoluzione culturale prima e il boom economico poi, migliaia di hútòng sono stati abbattuti per ragioni politiche e sociali, facendo spazio alle grandi strade e ai nuovi moderni palazzi di una città in continua espansione.

Bruciato il qípáo della Cina antica e confuciana, per l’uniforme di Mao uguale per tutti senza distinzione di sesso, cultura, rango sociale, ora di nuovo la Cina cambia i suoi vestiti, e sono quelli occidentali. Le imitazioni delle firme francesi e italiane invadono i mercati come yaxiu e silkmarket, dove i turisti possono contrattare per avere una falsa borsa di D&G o un profumo di Chanel a 4 o 5 euro. Nella Pechino delle cifre da record, dei cantieri aperti giorno e notte, senza sabati o domeniche, i nuovi grattacieli che vanno ad affollare il cielo della capitale continuano a crescere a ritmo incessante, lo sviluppo, la tecnologia e l’espansione di una città con milioni di residenti ha già vinto sui polverosi e sporchi hútòng, è inevitabile, nonostante le ultime rivolte dei vecchi abitanti. E’ necessario far spazio, costruire nuove abitazioni più salutari, ariose e facilmente controllabili.

Ma nel paese delle contraddizioni e delle ombre, proprio ciò che stava causando la fine degli hútòng sembra essere ora l’unica ancora di salvezza: lo sviluppo economico e i soldi dei turisti. Ed i turisti vogliono la vecchia Pechino, la Cina stereotipata dei dépliant delle agenzie di viaggio, quella da cartolina di tanta cultura popolare .

C’è un antico detto che recita che se non si entra in un hútòng non si conosce affatto Pechino, nella Cina dove il bianco è diventato nero e il Dào sembra essere stato miscelato un po’ troppo forte, forse in qualche modo gli hútòng riusciranno a trovare il loro spazio per sopravvivere. Rinnovandosi, sfruttando proprio quel progresso che in un primo tempo ha imposto che cambiassero e ora li rivuole indietro come una vecchia cartolina da conservare al rientro dal viaggio, dentro le nostre moderne e tecnologiche case di cemento.