Il legame tra la terra e le donne è qualcosa di arcaico, che si perde nella notte dei tempi. Siamo stati abituati all’agricoltura come a un lavoro dominato dagli uomini, dove la donna era tutt’al più la “moglie del contadino”, ma le cose stanno oggi cambiando, sia per via dei costumi sociali, sia grazie alla crisi, che chiude molte strade, ma ne apre anche di nuove.

E il ruolo delle donne nell’agricoltura diventa oggi fondamentale.

Cresce il numero delle donne che lavorano la terra (in Italia come all’estero), e spesso hanno un’attenzione maggiore a ciò che è sostenibile, forniscono più servizi, salvaguardano il paesaggio, tutelano le tradizioni e le antiche sementi e migliorano la qualità della vita. Anche in Italia sono aumentate le donne che aprono aziende agricole, spesso di piccole dimensioni, e dedicandosi al biologico, al biodinamico e alla ricerca e tutela di antichi frutti e piante. Nella Food Valley, cuore della pianura padana, l’agricoltura intensiva domina con distese di cereali e pomodori per l’industriale alimentare, rendendo il suolo sempre più povero e arido. A fianco di questa realtà, appena sopra la pianura, nelle prime colline attorno alla Food Valley, vi sono numerose donne che provano ad opporsi e a sviluppare un’agricoltura differente: biologica e sociale.

L’operato di queste donne è fatto di una dedizione che va oltre il semplice lavoro nei campi, e continua nella vita sociale: dalle fattorie didattiche alla tutela del territorio e della biodiversità, dagli eventi che organizzano per diffondere un’alimentazione più sana, o per conoscere antiche erbe e sementi, ai recenti sviluppi dell’agricoltura sociale.